non chiederti se ho bisogno di te
Parlare di certe cose con certe persone mi fa venire in mente tutti i pensieri che ho ricacciato indietro, il tizio che suonava il piano alla stazione di Padova, per dire, che avrei preso volentieri per il collo per allontanarlo da lì. Tu ti sei mai accorto che da quando ci siamo lasciati ho scritto Play me I’m yours sul mio status Whatsapp? Naturalmente potrei commettere ancora fantasmagorici errori, potrei scriverti in questo momento come facciano ancora così male certe cose mentre stiro le mie camicie, arrivare a domandarsi dopo tutto questo tempo se ti sei mai forzato a leccarmi o a scoparmi, se sei più contento così. E due settimane fa, alle tre del mattino?, a cercare le date degli appelli delle lauree sul sito della facoltà di chimica di Pisa, senza trovarle, rendendosi conto della pateticità del tutto; e poi il sangue dal naso per via del telefono che mi cade sulla faccia. Potrei commettere ancora imperdonabili errori. Continuare a ricordarmi di com'eri sconvolto il giorno dell'infarto di tuo padre; quel giorno in cui io, completamente distrutta, consapevole di quanto tutto questo ci avrebbe allontanato, sono riuscita soltanto a comprarti una bottiglietta d'acqua al bar della stazione. Tu sei ancora l'unica persona a cui avrei voglia di raccontare i fatti miei; quei monologhi assurdi che ti facevano arrabbiare. Tu pensavi le cose peggiori di me nonostante tutto, e avevi ragione. Che vuoi che ti dica, io quando gioca il Napoli, ormai, spero sempre che vinca per sapere che vai a letto contento. E questa, penso, è la punizione definitiva per una persona come me. Una persona come me, una cosa così, se la merita completamente.








